Inter Campus nel mondo

 

Inter Campus è stata fondata nel 1997 con l’obiettivo di organizzare interventi socialmente utili per i bambini disagiati che vivono nei paesi meno fortunati. Tra i principi fondamentali del progetto c’è l’attenzione per l’educazione scolastica nei paesi in via di sviluppo. Attualmente si svolgono 22 programmi nel mondo, supportati da circa 400 operatori e volontari che sono stati formati dallo staff italiano di Inter Campus. Lo strumento base educativo è l’attività di calcio assicurando così a 10.000 bambini disagiati il diritto al gioco. La figlia del presidente dell’Inter, Carlotta Moratti, presiede l’organizzazione.

Nel 2008 è stato presentato al Festival di Locarno il documentario “Petites Historias das Crianças – Viaggio nel mondo di Inter Campus“ diretto tra l’altro dal famoso regista Gabriele Salvatores. Inoltre nel 2009 è stata organizzata la Coppa del Mondo Inter Campus.

Inter Campus © Inter

Inter Campus © Inter

Pochi giorni fa sono rientrati in Italia gli operatori di Inter Campus attivi in Argentina. In cooperazione con la Fondazione Pupi e Opera di Padre Mario si svolgono da anni progetti molto utili che hanno l’obiettivo di togliere i bambini dalla strada offrendogli l’opportunità di un’educazione scolastica. Gli allenatori Gabriele Raspelli e Raffaele Quaranta hanno organizzato a Buenos Aires un corso di formazione per gli istruttori argentini, un’operazione che si è rilevata molto significativa ed interessante. L’obiettivo era quello di dimostrare l’importanza della figura di allenatore/educatore e la strutturazione della seduta di allenamento. L’incontro è stato di successo e sia gli istruttori che i bambini hanno dimostrato un grande impegno, dedizione e attenzione. I due allenatori hanno partecipato anche a molti altri progetti, visto l’ottimo lavoro che svolge Inter Campus in Argentina. Tra i tanti lavori è stato anche organizzato un torneo in cui partecipavano 160 bambini. Il regalo più bello per gli allenatori sono stati infine gli abbracci e i sorrisi finali, la prova migliore dell’esito positivo degli incontri.

Il capitano di sempre

Javier Zanetti

Javier Zanetti

Javier Zanetti, lo straniero con il maggior numero di presenze in Serie A e che ha brindato lo scorso maggio alle mille presenze, è il capitano dell’Inter e gioca nel ruolo di difensore esterno e centrocampista destro. Il capitano neroazzurro è nato a Buenos Aires il 10 agosto del 1973 ed è di origini italiane essendo il bisnonno di Sacile in Friuli. Il ragazzo argentino cresce in condizioni disagiate nella periferia di Buenos Aires e non si dimenticherà mai delle sue origini creando insieme a sua moglie la Fundación P.U.P.I., un’organizzazione non profit per aiutare le famiglie bisognose in Argentina.  Inoltre Zanetti è dal 2006 ambasciatore di SOS Villaggi dei Bambini, un’organizzazione che si dedica ai diritti dell’infanzia. Nel 2011 il capitano ha inciso con i Rezophonic il singolo “Ci vuole un fiore” per raccogliere denaro per la costruzione di pozzi d’acqua in Africa. Zanetti si è quindi distinto non solo come calciatore professionista ma anche fuori dal campo grazie alle sue numerose iniziative socialmente utili.

Con la nazionale argentina ha disputato dal suo ingresso nel 1994 in tutto 145 partite ed è stato il capitano della nazionale fino al 2008.
Nel 2004, durante la celebrazione del centenario della FIFA, Zanetti viene inserito da Pelè nella Fifa 100, una lista di 125 professionisti considerati i migliori giocatori di calcio, ed entra inoltre a far parte nel maggio 2011 nella lista di calciatori con almeno 1000 presenze in carriera, la Top 10 dei giocatori millenari.
El tractor, soprannome di Zanetti, gioca con la maglia neroazzurra dal 1995. Nel segno dell’umiltà, dell’impegno e del sacrificio Zanetti ottiene un ruolo sempre più significativo all’interno della squadra di cui diventa capitano nel 1999. Con sedici trofei vinti Zanetti è il giocatore dell’Inter più vincente della storia diventando un simbolo importantissimo per l’Inter.
Per saperne di più sul capitano neroazzurro si può acquistare la sua autobiografia “Capitano e gentiluomo” uscita nelle librerie italiane nel 2009.

L’Inter di Moratti

Nel 1995 Massimo Moratti corona un sogno acquistando la società calcistica F.C. Inter. Già in passato la società fu nelle mani della famiglia Moratti. Dal 1955 al 1968, anni d’oro della squadra neroazzurra nei quali si vinsero molti trofei, la squadra appartenne  al padre Angelo Moratti. A quanto pare la famiglia Moratti (a parte nei primi anni della dirigenza di Massimo Moratti) portò molta fortuna alla squadra nata nel 1908 da una costola di 43 dissidenti del Milan Football and Cricket Club in seguito al divieto di far arruolare altri calciatori stranieri a quelli già presenti. I primi dieci anni della dirigenza Moratti junior furono segnati da delusioni, sogni non realizzati, numerosi cambi di allenatori e sconfitte. In seguito a questi anni turbolenti Massimo Moratti decise di cedere la carica a Giacinto Facchetti fino al 2006 per poi riprenderla. Durante la sua dirigenza l’Inter vince nel 1997/1998 la Coppa Uefa, tre Supercoppe Italiane, tre Coppa Italia, cinque campionati italiani. Infine nel magico anno 2011 supera addirittura le imprese dell’Inter strepitoso degli anni sessanta e vince nell’ordine prima Coppia Italia, poi il campionato di serie A e infine la Champions League. Leggendario successo dovuto anche all’allenatore Josè Mourinho che dimostra le sue ottime doti da allenatore.

© Melinda Nagy - Fotolia

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Massimo Moratti, nato a Verona nel 1945, sposato con l’ambientalista Emilia Bossi e padre di cinque figli, può essere fiero dei successi raggiunti dalla sua Inter. La stagione 2011/2012 non è iniziata benissimo per la squadra neroazzura. Ma le sorprese potrebbero non essere ancora finite.

Oltre alla proprietà calcistica Massimo Moratti, che proviene da una famiglia molto facoltosa, ereditò la Saras, societá che opera nell’ambito della raffinazione del petrolio, ed è inoltre proprietario della Sarlux, azienda che produce energia elettrica che proviene dagli scarti pertoliferi.

Il migliore di sempre, Piola

© creativedoxfoto - Fotolia

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Il migliore cannoniere di tutti i tempi con 274 goal segnati è Silvio Piola. L’attaccante di maggior successo nella storia della Serie A gioca per ben 24 anni, 4 mesi e 16 giorni, un altro record irraggiungibile per i calciatori di oggi dove la carriera di un giocatore dura pochi anni. La longevità di Piola ha dell’incredibile ed è anche segnata da un paradosso, da un sogno che non si è mai realizzato. Piola infatti non vince durante tutta la sua lunga carriera calcistica mai uno scudetto. Una triste realtà che però non ha tolto nulla al campione di sempre.
Silvio Piola nasce a Robbio in Lombardia nel 1913 e esordisce a sedici anni in Serie A nel campionato 1929-1930 nella squadra Pro Vercelli dove è praticamente cresciuto e rimasto fino al 1934. L’anno a seguire, all’età di diciassette anni, segna già 17 reti in una stagione. Silvio Piola vorrebbe andare all’Ambrosiana-Inter o al Torino, ma viene venduto alla Lazio per la somma di duecentocinquantamila Lire nel 1934. Il trasferimento a Roma viene deciso da Marinelli, il segretario amministrativo del Partito Fascista, e dal generale Vaccaro, che vogliono a tutti i costi il calciatore nella capitale. Il suo esordio nella Nazionale lo fa nel 1935 segnando subito una doppietta al Prater. Ai Mondiali di Francia nel 1938 “Silvio nazionale” è protagonista assoluto realizzando il goal della vittoria nei tempi supplementari contro la squadra della Norvegia negli ottavi di finale, poi una doppietta contro la Francia e infine un’altra contro l’Ungheria nella finale. Nella sua carriera nella Nazionale Italiana segna in tutto 30 reti in 34 dispute, la migliore media-gol in assoluto.
Dopo nove stagioni nella Lazio, va a Torino, giocando un anno nella squadra dei granata e poi due  nella Juventus. Disputa la sua ultima giornata in Serie A a Novara nel 1954.
Terminata la carriera da calciatore, inizia quella del tecnico. Piola diventa commissario tecnico della Nazionale Italiana tra il 1953 e 1954.

Facchetti, il terzino che scrisse storia

Non è semplice raccontare in poche righe la storia di Giacinto Facchetti, un grande professionista del calcio italiano. Nasce a Treviglio nel 1942. Dopo aver giocato da giovanissimo dal 1956 al 1960 nel Trevigliese, entra nel 1960 a far parte della squadra neroazzurra dove rimane fino al 1978. Un giorno durante la partita Roma-Inter il Mago Helenio Herrera disse guardando l’esordio assoluto di Facchetti in Serie A: “Questo ragazzo sarà una colonna fondamentale della mia Inter”. E così fu.

Giacinto Facchetti © Inter

Giacinto Facchetti © Inter


Il Mago gli diede il ruolo da difensore grazie al dono dello scatto. Alla Trevigliese Facchetti era stato attaccante ma il Mago lo posizionò invece come terzino che diventò improvvisamente ala, avanzando verso la porta rivale. Facchetti inventò così un nuovo ruolo, quello del “terzino fluidificante” che rimase nella storia del calcio. Nell’ambito calcistico si iniziò infatti da allora a dire che il ruolo del laterale sinistro era suddiviso in due ere: quell prima e quello dopo Facchetti.
Gli anni d’oro dell’Inter vennero segnati indiscutibilmente dal grande gioco del difensore che iscrisse il proprio nome in tutte le prodezze di quegli anni. La stagione del campionato 1962/1963 divenne epica per i neroazzurri: con 49 punti, 4 di vantaggio sulla Juventus, 19 vittorie, 11 pareggi e 4 sconfitte, 56 gol fatti e 20 subiti, l’Inter vinse lo scudetto ed arrivò l’anno successivo in finale di Coppa Campioni, trovandosi di fronte il Real Madrid e battendolo con due gol. Grande merito fu proprio di Facchetti che venne lodato da tutti per il suo impegno e per la sua tecnica in campo. L’Inter vinse ancora due scudetti negli anni a seguire, nel 1965 e 1966.
Inoltre Facchetti giocò nella Nazionale Italiana di cui fu capitano e con cui vinse nel 1968 il Campionato Europeo.
Facchetti scomparve nel 2006 a Milano. Due anni prima venne introdotto da Pelè e dalla FIFA nella FIFA 100, la lista dei 125 più grandi giocatori viventi.

Prisco e la sua simpatia

Giuseppe Prisco, noto come Peppino Prisco, è conosciuto soprattutto per la sua carriera come dirigente sportivo ma anche per i suoi aforismi rimasti nella storia del calcio. Le sue due frasi più   celebri sono “A Milano ci sono due grandi squadre: l’Inter e le riserve dell’Inter” e “Quando stringo la mano a un milanista me la lavo. Quando stringo la mano a un juventino mi conto le dita”.
La vita di Prisco e la sua persona sono indubbiamente legatissime alla città di Milano e all’Inter. Peppino, di origini napoletane, nasce nella capitale lombarda nel 1921. Oltre alle sue qualità come dirigente sportivo e  come avvocato, Prisco viene ricordato  dai suoi grandi ammiratori soprattutto per la sua intelligenza e simpatia. Nel mondo del pallone rimarranno infatti per sempre storiche le sue massime. 

Inter 1963/64

Inter 1963/64


Nel 1963 Prisco diventa vice-presidente dell’Inter e da allora nasce il profondo legame con la squadra. Da quel momento non si perde nemmeno una partita dando così alla squadra un sostegno incondizionato che ha sicuramente contribuito ai grandi successi dell’Inter in quel periodo. In totale l’Inter vince durante la dirigenza di Prisco sei scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Coppe Uefa, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.  Peppino Prisco ha condiviso con l’Inter oltre mezzo secolo di vita societaria. Ogni evento è stato commentato da lui con un’ironia tagliente regalando tante risate non solo ai tifosi interisti. A partire da fine anni novanta Prisco, grazie alla sua intelligenza, la sua verve inimitabile e il suo spiccato senso dell’ironia, diventa ospite fisso nelle trasmissioni sportive che lo rendono ancora più noto.
Peppino Prisco scompare nel 2001 all’età di ottant’anni. In memoria di Prisco è stato istituito il “Premio Nazionale Giuseppe Prisco” che viene assegnato dal 2003 annualmente a personaggi del mondo dello sport e del giornalismo sportivo che si contraddistinguono per il fair-play e la simpatia sportiva. Nel 2011 sono stati premiati Antonio di Natale, il capitano dell’Udinese, Igor Campedelli, il Presidente del Cesena, e Walter Mazzalli, Presidente del Napoli.

Il modello udinese

Una nuova bellissima realtà del panorama calcistico italiano è la squadra guidata dal 2010 da Francesco Guidolin, ex calciatore italiano nel ruolo di centrocampista. L’Udinese che nella stagione 2010/2011 ha giocato un campionato ottimo sorprendendo tutti nell’ambiente del calcio ha raggiunto il quarto posto in classifica aggiudicandosi la qualificazione nella Europa League. Quest’anno l’Udinese sta ugualmente dimostrando di essere un team forte, capace di tenere testa a squadre di altissimo livello tecnico come il Milan, la Juventus e la Lazio. Sono in tanti a chiedersi quale sia il segreto del successo bianconero.

Udinese

Udinese

Naturalmente grande merito va al capitano Antonio di Natale che ha vinto due stagioni consecutive (2009-2010 e 2010-2011) la classifica cannonieri di Serie A. Inoltre è stato nominato migliore calciatore italiano nel 2010 dall’AIC, Associazione Italiana Calciatori. Merito va anche al portiere Samir Handanovic che ha raggiunto nell’ultima stagione il record di rigori parati nella Serie A. Non sono però solo i singoli calciatori a portare l’Udinese nei primi posti in classifica bensì il gioco di squadra esemplare caratterizzato dal fairplay.

La società non dispone di grandi risorse economiche come altri grandi club. Uno degli obiettivi fondamentali della società sta nello scegliere giovani calciatori promettenti in giro per il mondo ancora sconosciuti. Si va meno ad osservare i giocatori in Brasile o in Argentina ma più nei campionati emergenti in Cile, Colombia, in Scandinavia e nell’est Europa. La rapidità con cui la società decide i nuovi talenti nascosti è una qualità che viene apprezzata da tanti nell’ambito calcistico. Il calciatore scelto, una volta acquistato, viene legato alla squadra per cinque anni. Da non sottovalutare è anche l’ottima gestione delle risorse umane. Infatti al calciatore giovane appena arrivato a Udine viene fornita una buona assistenza e un’integrazione negli schemi tecnici del calcio italiano.

L’Inter dal 1920 al 1945

 

Dopo il primo scudetto dell’Inter seguirono degli anni piuttosto deludenti. Nel 1912 a causa dello scoppio della prima guerra mondiale venne interrotta fino al 1920 l’attività sportiva calcistica. Il primo scudetto del dopoguerra lo vinse nuovamente la squadra neroazzurra segnando tre reti nella Finale contro il Livorno. Seguirono poi degli anni bui che per un soffio non videro la retrocessione dell’Inter. Arrivò poi il ventennio fascista che fece cambiare alla squadra nome perché non in linea con la politica mussoliniana. Il nome non venne gradito perché in contrapposizione con il principio di italianità promossa dal partito fascista e perché ricordava troppo la Terza Internazionale Comunista. Nel 1928 l’F.C. Internazionale si fondò con l’Unione Sportiva Milanese e divenne la Società Sportiva Ambrosiana che poi assunse la denominazione Ambrosiana-Inter fino alla fine della seconda guerra mondiale. La squadra vinse il primo Campionato di Serie A nella stagione 1929/1930 con due giornate di anticipo. La novità del campionato italiano introdotte in quella stagione riguardarono la disputa a girone unico senza suddivisioni geografiche. Protagonista assoluto di quell’anno fu l’attaccante Giuseppe Meazza, detto “Balilla”, con ben 31 reti segnate. Dopo tre anni in cui l’Ambrosiana-Inter raggiunse il secondo posto a un passo dallo scudetto, lo vinse nuovamente nel 1938. Un successo di nuovo dovuto in gran parte alla bravura di Giuseppe Meazza. L’anno a seguire l’Ambrosiana vinse anche la Coppa Italia. Il quinto scudetto nella storia interista arrivò nel 1940. Negli anni della seconda guerra mondiale il calcio italiano tentò di sopravvivere senza riuscire però a strappare un sorriso ai tifosi a causa del dramma politico che l’Italia stava vivendo.

Giuseppe Meazza

Giuseppe Meazza

Dal 1912 in poi cambiarono quattro presidenti. Infine nel 1942 Carlo Masseroni venne nominato presidente, una carica che ricoprì per ben tredici anni. Alla fine della seconda guerra mondiale fu proprio lui ad annunciare che la societá potè finalmente tornare al suo vecchio nome: Internazionale.

Negli anni dal primo al quinto scudetto fu soprattutto Giuseppe Meazza a segnare la storia dell’Inter. Venne infatti intitolato in suo merito lo stadio di San Siro costruito nel 1925-1926.

La nascita della maglia neroazzurra

La sera del 9 marzo 1908. Al ristorante “L’Orologio” di Milano. Una costola di 43 dissidenti del Milan Football and Cricket Club. Ecco dove e come nasce la storia dell’Inter.

Alla base della ribellione calcistica c’era il malcontento, l’insoddisfazione e una gran voglia di cambiamento. L’obiettivo era quello di seguire criteri diversi e meno rigidi. Era stato soprattutto il divieto di far arruolare altri calciatori stranieri a quelli già presenti che fecero scattare la rivolta interista. Le società calcistiche di allora infatti iniziarono a dare molta importanza ai calciatori stranieri e il divieto sembrò ad alcuni milanisti un atto di irriconoscenza verso gli stranieri che stavano dando un contributo significativo alle squadre italiane. Infatti il nome Football Club Internazionale Milano fu dato appositamente per simboleggiare la volontà cardine e il principio della nuova società permettendo agli stranieri di indossare la maglia neroazzurra. Non a caso ancora oggi l’Inter è la squadra in Italia con il maggior numero di tesserati stranieri.

Hernst Xavier Marktl

Hernst Xavier Marktl


Il pittore Giorgio Muggiani, pioniere dell’illustrazione pubblicitaria, fu il padre fondatore del Football Club Internazionale Milano al quale si unirono altri quattordici fondatori. L’artista scelse  nel 1908 lo stemma: le sigle “FCIM” intrecciate in campo oro, chiuso da due cerchi, uno nero e uno azzurro, i colori della notte e del cielo, colori che fino ad oggi la squadra indossa con orgoglio. Il primo presidente della nuova società fu Giovanni Paramithiotti e il primo capitano Hernst Marktl, il quale tra l’altro aveva contribuito alla nascita del Milan nel 1899. La presidenza dell’Inter passò nel 1909 nelle mani di Ettore Strauss e poi nel 1910 a Carlo De Medici che portò l’Inter a vincere il suo primo e indimenticabile scudetto. Lo scudetto venne strappato in quell’anno alla Pro Vercelli dopo uno spareggio. La squadra vincente era formata da Campelli, Fronte, Zoller; Yenni, Fossati, Stebler, Capra, Peyer, Peterly, Aebi, Schuler, ed allenata da Virgilio Fossati.